Università fertile

Università fertile. Una scommessa politica
a cura di Anna Maria Piussi e Remei Arnaus

La pedagogia del capitale perverte un evento che tante donne hanno salutato con gioia, l’occasione cioè di tenere aperta la relazione tra vita e sapere.La fine dell’università ottocentesca, processo di lungo periodo iniziato negli anni Sessanta, ha visto l’entrata in forze di molte donne e un cambiamento radicale nella concezione e nell’ordinamento dei saperi. L’università, non più cittadella arroccata nei suoi privilegi, ha cominciato a essere abitata da nuove energie e passioni, che non lasciavano fuori da quel luogo le loro storie, le loro provenienze. Eppure, il crollo delle mura che ne facevano un luogo separato e privilegiato nelle politiche dello Stato ha mutato di segno: non apertura alla vita comune ed elaborazione sapiente dei suoi mutamenti e urgenze, ma colonizzazione da parte del mercato. Secondo una traiettoria analoga ai tanti ambiti toccati dalla crisi della misura, meno Stato ha significato non un di più di vita associata, bensì un di più di mercato.

Qui troviamo anche la stella di orientamento per il prossimo avvenire di una politica dell’università fertile: non spazi organizzati secondo misure diverse e che rischiano di restare staticamente contrapposti, bensì lo spazio grande che mette in rapporto l’università e la società, docenti e studenti e le tante donne e uomini che si muovono, agiscono, generano ricchezza e un altro ordine delle relazioni, altrove, nei tanti luoghi e momenti della vita comune.

Ci ha spinte un’intuizione, una visione: l’attuale crisi delle università occidentali, strette tra sofferenza finanziaria e conflitti simbolici sul senso della loro missione può rappresentare la fine dell’università come istituzione dell’Uno, durata un millennio al servizio dei vari poteri di turno ma sempre maschili, e l’inizio di una nuova universitas. Una universitas intesa non come realtà istituita ma come realtà istituente, dinamica e aperta, come vita universitaria che si fonda sul potere di unire. Una universitas che per le autrici di questo libro si simbolizza nel nostro presente come università fertile.
In molti luoghi una partecipazione imprevista di cittadine e cittadini ha mostrato di avere a cuore beni vitali: libertà, istruzione, cultura oltre che energia e acqua. Ripensare l’università sotto il segno della fertilità – come fanno qui quattro autrici italiane e dieci spagnole – è una parola-immagine che coglie un bisogno di rinnovamento in corso che genera esso stesso novità, in tanti paesi non solo europei. Dai Rioters inglesi agli/alle Indignados/as spagnole, dalla primavera delle rivolte arabe all’Onda lunga degli studenti italiani, insieme a tanti comitati che continuano a lavorare per amore della propria terra, i movimenti sviluppatisi dopo la stesura di questo libro, ma qui già colti nel loro annunciarsi, raccontano di un desiderio di politica che travolge le analisi compassate e un po’ ignare di politologi e opinionisti.
Il punto in cui storie così diverse si incontrano è infatti un’idea nuova e insieme antica di che cosa sia politica. Non le procedure, non le deleghe della rappresentanza e della gerarchia, non il feticismo delle misure del mercato, ma l’esperienza e le relazioni, insomma la forza di una politica all’insegna della presenza, della partecipazione, della condivisione e, soprattutto, della fiducia nella capacità umana di generare, vivendo, le proprie misure di giustizia. La contesa si gioca proprio sul terreno della misura, di quei principi cioè che regolano la relazione e lo scambio: tra culture, tra sistemi di istruzione, tra stato e cittadine e cittadini, tra ambiti diversi della vita comune come la scuola e l’università, la società, il mercato, il lavoro. (dalla Prefazione di Federica Giardini)

Il volume si avvale degli interventi di Federica Giardini (pref.), Anna Maria Piussi, María-Milagros Rivera Garretas, Chiara Zamboni, Antonia De Vita, Assumpta Bassas Vila, Laura Mercader Amigó, Núria Jornet i Benito, M. Elisa Varela Rodríguez, Asunción López Carretero, Marta Caramés i Boada, Nieves Blanco, Frida María Álvarez Galván, Remei Arnaus i Morral

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