L’altra primavera araba

di Sveva Avveduto

La dichiarazione di Barcellona del 1995 riporta il riconoscimento al «key role of women in development in the Mediterranean region, and the need to promote their active participation in economic and social life, and in the creation of employment». Con successive prese di posizione ufficiali e atti formali si è cercato di dar seguito a questa dichiarazione di intenti. Per esempio nel corso dell’Euro-Mediterranean Ministerial Conference Strengthening the Role of Women in Society, del 2006, i ministri coinvolti hanno riconosciuto la parità di genere come elemento cruciale nello sviluppo e come elemento di democrazia tout court.

La partecipazione delle donne all’impresa scientifica, pur essendo un sotto insieme della partecipazione come tale, è non di meno elemento di importanza rilevante nella promozione di una Area Euro-mediterranea della ricerca. In questa direzione si muove il progetto SHEMERA – i cui partner italiani sono Fondazione Idis Città della Scienza e l’Associazione Donne e Scienza – cercando vie per favorire la collaborazione e rafforzare il ruolo della componente femminile nella ricerca.

L’8 marzo dello scorso anno Nature Middle East (1) dedicò un editoriale ad alcune scienziate arabe, provenienti da Egitto, Kuwait, Arabia Saudita, che incarnano un possibile role model: ricercatrici di successo, determinate, riconosciute in ambito internazionale. Certo si tratta più di eccezioni che della regola, ma sono comunque testimoni della possibile via allo ‘sviluppo di genere’ nella scienza.

La questione femminile nei paesi arabi è certo più ampia di quella che riguarda le donne e la scienza e le organizzazioni non governative femminili si sono concentrate su vari obiettivi. Alcune sulla promozione della parità di diritti delle donne e l’eliminazione delle discriminazioni incorporate nelle leggi, relative per esempio allo status personale o alle garanzie sociali. Altre hanno promosso attività di beneficenza, di concessione di prestiti e di progetti generatori di reddito per le donne o l’erogazione di servizi nel campo della salute, dell’istruzione e del welfare. Relativamente poche invece, si sono concentrate sull’empowerment delle donne, l’idea di dare alla popolazione femminile strumenti e metodi per aumentare le loro abilità, competenze, capacità di rappresentanza. Un approccio propedeutico a tutto, anche a un corretto equilibrio di genere nella scienza.

L’empowerment spesso trova ostacolo nelle forze politico-sociali che tendono a interpretarlo come una imposizione dell’Occidente in violazione della cultura araba e della sua stessa indipendenza (2).

I dati forniti dalle Nazioni Unite tuttavia presentano una situazione in positiva evoluzione (3): nel mondo arabo, rispetto al periodo 1990-1995, in quello 2000-2005 l’aspettativa di vita delle donne è salita da 66 a 69,3 anni e, a seguito dell’aumento della pianificazione familiare e di una maggiore consapevolezza della propria salute da parte delle donne, il tasso di fecondità totale è diminuito da 4,90 a 3,84 figli per donna; si è registrata una diminuzione significativa dei tassi di mortalità materna, anche se solo un modesto 67 per cento di tutte le donne arabe ha partorito in presenza di personale sanitario qualificato. Allo stesso tempo, l’indice di parità di genere (GP1), che misura il rapporto tra femmine e maschi nei diversi settori della società, nell’istruzione primaria è aumentato dallo 0,79 del 1990 allo 0,90 del 2002, in quella secondaria dallo 0,76 allo 0,91, e nella terziaria da 0,60 a 0,85. Il tasso di alfabetizzazione, invece, è aumentato per entrambi i generi, anche se in maniera diversa: dal 1990 al 2002 le donne arabe alfabetizzate sono passate dal 35 per cento al 49,6 per cento, mentre gli uomini dal 63,5 per cento al 72 per cento (4). Tuttavia, nel 2002, 44 milioni di donne adulte (oltre i 15 anni, quasi la metà della popolazione femminile della regione araba) non era in grado di leggere o scrivere (5). Inoltre, il divario di genere nei tassi di alfabetizzazione dei giovani è più ampio di quello degli adulti. Dei 13 milioni di persone analfabete giovani della regione araba, 8,5 milioni sono donne e la regione continua a soffrire per l’abbandono scolastico con alti tassi per le ragazze.

L’Economic and Social Commission for Western Asia delle Nazioni Unite stima il tasso di attività economica delle donne nella regione araba al 29 per cento nel 2000, tra i più bassi del mondo (3). La disuguaglianza di genere nel mercato del lavoro si manifesta poi in modi significativi, tra i quali i differenziali retributivi, la segregazione occupazionale e la presenza sproporzionata delle donne nel mondo del lavoro cosiddetto ‘informale’.

In questo quadro la necessità di una attenzione speciale alle professioni e alle carriere scientifiche delle donne si pone con particolare enfasi e si scontra con difficoltà aggiuntive a quelle che, comunque, il binomio donne e scienza incontra in tutti i paesi dell’Occidente.

Articolo apparso sul numero di dicembre 2012 di Sapere

 Bibliografia

(1) http://blogs.nature.com/houseofwisdom/2011/03/women_in_science_in_the_arab_w.html

(2) UNDP, 2006, Towards the Rise of Women in the Arab World, The fourth Arab Human development Report – UNDP – 21st December 2006, http://www.mediterraneas.org/print.php3?id_article=590

(3) ESCWA, 2007, Developments in the Situation of Arab Women Health, Education, Employment, Political Representation, CEDAW, 22 February 2007

(4) Abu-Fadil, M., 2009, Media Literacy A Tool to Combat Stereotypes and Promote Intercultural Understanding, Proceedings of UNESCO Regional Conferences in Support of Global Literacy (Doha, 12 – 14 March 2007), ED/UNP/UNLD/2008/PI/H/8

(5) ESCWA, 2004, Where do Arab women stand in the development process E/ESCWA/SDD/2004/Booklet.1.

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