Percorsi di donne tra bisturi e lenti

Articolo di Liliana Moro e Sara Sesti pubblicato su Il Manifesto il 13.09.2012

C’è di che diventare nazionaliste, patriottiche o simili, insomma orgogliose di essere italiane. Il fatto è eccezionale, dato che non sono molte le occasioni di identificazione positiva con i nostri connazionali, ma questa volta sì, alla fine si è veramente appagate di far parte di una simile comunità culturale. Tali e tante sono le scienziate presenti nel Dizionario biografico delle scienziate italiane, opera in due volumi recentemente uscita per le edizioni Pendragon, curati da Miriam Focaccia e da Sandra Linguerri, rispettivamente assegnista di ricerca e ricercatrice in Storia della scienza presso l’Università di Bologna.

Il Dizionario organizza, secondo ambiti disciplinari, 120 biografie selezionate dal sito Scienza a due voci  curato da Raffaella Simili, professore ordinario di Storia della scienza e delle tecniche all’Università di Bologna, un dizionario on-line di scienziate italiane, ampiamente  consultato anche all’estero, ricco di informazioni, immagini, commenti, che conta oltre 1200 nominativi. Si parte dal Settecento, per approdare al tardo Ottocento con l’apertura delle porte dell’università alle studentesse e, da ultimo, alle personalità di successo del Novecento, quando finalmente cedettero i bastioni delle accademie nazionali.

Nella prefazione ai due volumi, Raffaella Simili ricorda il percorso di ricerca, svolto presso l’Università di Bologna dal lontano 2000, che ha condotto al Dizionario: una serie di incontri e seminari internazionali sul tema Donne, università e istituzioni scientifiche che ha prodotto pubblicazioni, rappresentazioni teatrali, filmati. Nel 2008 è nato poi il sito Scienza a due voci – nome divenuto ormai la sigla del gruppo – dedicato a Aung San Suu Kyi, Nobel per la pace 1991, laureata ad honorem in filosofia nel 2000 dall’Università di Bologna. Secondo la studiosa: “Oggi, preso atto della notorietà che il sito ha avuto, tanto da essere parzialmente  “saccheggiato”  nei suoi contenuti riversati talora in altri siti, talora addirittura in pagine scritte, si è presa la decisione di fornire al lettore un dizionario cartaceo che faccia conoscere le principali  protagoniste  della scienza italiana mantenendo, nel contempo, l’impostazione leggera che ha caratterizzato la costruzione del dizionario on-line”.

Le prime laureate

In entrambi i volumi le curatrici offrono una approfondita ricostruzione del percorso delle donne nei  vari ambiti disciplinari, tra pregiudizi e difficoltà, da cui  si rileva che “quella percorsa dalle donne anche in Italia nel campo della scienza e della tecnica è stata una strada tutta in salita sia in campo culturale, sia ancor più in ambito professionale, dove coloro che sono riuscite a conquistarsi uno spazio lo hanno fatto infrangendo molte barriere, a prezzo di grandi sacrifici e in virtù di una determinazione fuori dal comune. Raramente nella storiografia tradizionale si trova un riscontro degli sforzi e delle fatiche, dei primati raggiunti e delle competenze di queste “belle menti”.

Le biografie si avvalgono della collaborazione di un gruppo di studiosi e studiose e sono arricchite da ricordi diretti e testimonianze (“Cosa dicono di lei”), da testi delle stesse scienziate (“Tra i suoi scritti”) e da una preziosa ed esauriente “Bibliografia”.

Nel primo volume, curato da Miriam Focaccia, troviamo le architette, le chimiche, le fisiche e le dottoresse. In tutte le discipline, ma soprattutto nella corposa sezione dedicata alle studiose di medicina si incontrano figure di grande rilievo scientifico e sociale. La prima laureata in Italia fu Ernestina Paper, di Odessa, che nel 1877 si laureò in Medicina a Firenze, seguita l’anno successivo da Maria Farnè Velleda, iscrittasi a Torino. Tra le “medichesse” (come si diceva allora) troviamo personalità come Giuseppina Cattani a Bologna,  Anna Kuliscioff a Napoli, e Maria Montessori a Roma. L’interesse per la Medicina non ebbe ripensamenti, tanto che nel 1921 le donne medico italiane crearono una loro associazione.

Molte delle pioniere che si dedicarono alle scienze mediche furono anche impegnate sul piano sociale e politico. Seguendo lo spirito di rinnovamento e modernizzazione di fine secolo, incarnato dalla sinistra di allora, si spesero non solo per la cura dei meno abbienti ma anche per diffondere i nuovi principi di igiene e di istruzione. Ambito in cui il nome di Maria Montessori rappresenta una svolta epocale. Anna Kuliscioff,  la “dottora dei poveri” lottò contro la febbre puerperale, che faceva strage tra le donne, soprattutto se prive di mezzi; ed Emma Modena visitava gratuitamente i più poveri, fondò il periodico «Igiene della donna e del bambino», e insieme ad Amalia Moretti Foggia insegnava Igiene all’Università popolare di Milano. Quest’ultima collaborò con il Corriere della Sera firmando i suoi scritti con l’accattivante pseudonimo di Petronilla.

La tradizione prosegue nel dopoguerra. Ricordiamo la perseveranza di Ida Bianco che mette a punto con il marito Ezio Silvestroni il progetto contro la talassemia e il coraggio di Laura Conti nelle sue battaglie ecologiste e in particolare nel denunciare e combattere le conseguenze del disastro di Seveso del 1976.

Posizioni d’avanguardia

Anche coloro che si sono dedicate alla Chimica hanno spesso mostrato come non si tratti necessariamente di una scienza distruttiva e pericolosa, infatti molte furono impegnate nel campo farmaceutico. Piace ricordare in particolare la vicenda di Maria Bakunin, figlia dell’anarchico rifugiato a Napoli, che difese coraggiosamente i laboratori dell’ateneo napoletano durante il secondo conflitto mondiale.

Sovente le donne si pongono in posizioni d’avanguardia nelle discipline che coltivano. Ciò stato valido  nel passato, si pensi alle intellettuali che contribuirono nel ‘700 alla diffusione della scienza cartesiana e newtoniana come le napoletane Eleonora Barbapiccola,  Faustina Pignatelli, Maria Angela Ardinghelli e le bolognesi Laura Bassi e  Anna Morandi Manzolini. Ma è vero anche in tempi recenti. Citiamo il caso delle fisiche Rita Brunetti e Zaira Ollano, l’allieva con cui collaborò e visse: il loro sodalizio produsse ricerche sul magnetismo che aprirono la strada ai vincitori del Nobel nel 1977. E il settore dell’Architettura, che per le donne italiane non ha significato solo design ma anche attività imprenditoriale e progettazione di spazi pubblici in Italia e all’estero e bastano due nomi – Lina Bo Bardi e Gae Aulenti – per dare un’idea del livello a cui si sono mosse.

Nel secondo volume, curato da Sandra Linguerri, troviamo le matematiche, le astronome e, più numerose, le naturaliste. La lettura delle loro biografie mette in luce alcune caratteristiche contrastanti pregiudizi e luoghi comuni sul rapporto delle donne con la scienza: la genialità riconosciuta e valorizzata da un ambiente adatto, la capacità sia di accettare maestri e collaboratori che di sostenere e guidare discepoli; la necessità di contribuire alla divulgazione del sapere scientifico. Prima dell’apertura delle università alle donne, spiccano figure come la matematica Maria Gaetana Agnesi autrice nel 1747 delle «Istituzioni analitiche ad uso della gioventù italiana», la naturalista Marianna Spallanzani coadiuvatrice del fratello Lazzaro, celebre biologo, nella cura dell’imponente raccolta zoologica privata, l’astronoma Caterina Scarpellini fondatrice col marito Erasmo Fabri nel 1848 della rivista  «Corrispondenza scientifica in Roma per l’avanzamento delle scienze».

La presenza di mariti, fratelli o maestri al loro fianco è una costante dovuta alle difficoltà, in assenza di possibilità di una formazione scolastica, di raggiungere un’idonea preparazione scientifica attraverso canali che non fossero legati unicamente  ad un contesto  famigliare favorevole. È anche da qui che discende quel ruolo di “manovalanza scientifica” che sembra  caratterizzare, secondo studiosi come Loria, Mantegazza, Lombroso e altri, molte pioniere, specialmente del Settecento. Queste ultime –  in astronomia le Suorine della Specola Vaticana che contribuirono alla realizzazione del primo Catalogo stellare “La Carte du Ciel” – stilavano cataloghi, compilavano tavole ed effettuavano  calcoli. Nel campo delle scienze naturali aiutavano nell’allestimento e nel funzionamento di laboratori, di solito collocati nelle abitazioni private, o provvedevano alle illustrazioni scientifiche e alle traduzioni di testi, corredandoli spesso con note esplicative.

Alterne fortune

Dopo l’unità d’Italia, a partire dall’apertura dell’università alle donne, passando per il 1969, quando fu liberalizzato l’accesso alle facoltà universitarie, fino ad oggi, i percorsi delle studiose in campo scientifico sono stati variegati e molteplici. Come osserva giustamente Sandra Linguerri “Molte si dedicarono all’insegnamento, alcune proseguirono le proprie ricerche grazie al supporto di maestri illuminati, altre abbracciarono la carriera accademica con alterne fortune: la biologa Rina Monti, la chimica Maria Bakunin, la matematica Pia Nalli, la fisica Rita Brunetti, l’astronoma Margherita Hack, il Premio Nobel Rita Levi-Montalcini. Ripercorrere modi e tempi delle conquiste realizzate dall’intellettualità e dalla professionalità femminili costituisce dunque una fondamentale esigenza per ricostruire una storia della cultura scientifica corretta e completa”.

Insieme a Raffaella Simili, anche noi che ci siamo appassionate ad una ricerca sugli stessi argomenti realizzando all’Università Bocconi nel 1997 la mostra “Scienziate d’Occidente. Due secoli di storia” e all’Università delle Donne di Milano testi e iniziative presenti nel sito www.universitadelledonne.it e il libro Sara Sesti e Liliana Moro, “Scienziate nel tempo. 70 biografie” (Edizioni LUD Milano, 2010), ci auguriamo che i due volumi del dizionario, varati senza alcuna pretesa di esaustività, anzi nella speranza di sollecitare ulteriori indagini al riguardo,  possano apportare un contributo  incisivo all’interrogativo che noi donne  italiane recentemente abbiamo  riproposto su un piano civile, in ordine  ai problemi  tuttora aperti di giustizia, parità e libertà: se non ora, quando? Oggi!

Empowerment e orientamento di genere nella scienza. Dalla teoria alle buone pratiche

Anna Maria Cherubini, Patrizia Colella, Cristina Mangia
FrancoAngeli, 2011

Il volume indaga il problema della scarsa presenza di donne in alcuni settori della ricerca scientifica, in particolare ai vertici. Sono analizzate le cause e le possibili azioni per attuare un cambiamento, e sono riportati i risultati del progetto STReGA, che prevedeva interventi in due aree specifiche: empowerment di donne occupate nella ricerca e orientamento alla scienza di studentesse delle scuole superiori.

Esperte ed esperti di vari settori discutono la questione della scarsa presenza di donne in alcuni campi, ed in particolare ai vertici, della ricerca scientifica e tecnologica: si analizzano cause del problema ed azioni di cambiamento, riportando parte del lavoro svolto dal progetto STReGA dell’università del Salento con l’Associazione Donne e Scienza.
Ripercorrendo l’impostazione del progetto, il volume è suddiviso in tre sezioni: nella prima si discutono aspetti del lavoro scientifico contemporaneo e le loro conseguenze sulle carriere (comunicazione della scienza, trasferimento della ricerca, stereotipi di genere, misure di pari opportunità etc.); la seconda è dedicata a temi di didattica della scienza ed orientamento, ad esempio il ruolo degli insegnanti nel favorire scelte meno condizionate da stereotipi; nella terza si descrive un laboratorio di psicologia sociale inteso come esperimento di empowerment di donne che lavorano nella ricerca.
Il taglio innovativo e multidisciplinare rende il volume di particolare interesse per chi lavora nella ricerca scientifica e nella formazione oppure per chi opera a diverso livello nelle pari opportunità.

Anna Maria Cherubini , PhD in matematica, è ricercatrice presso il Dipartimento di matematica dell’Università del Salento. Studia sistemi dinamici, in particolare sistemi Hamiltoniani. Dal 2004 fa parte del comitato di pari opportunità dell’Università del Salento. È responsabile del progetto STReGA.
Patrizia Colella , fisica, è docente di matematica e fisica. Dal 1998 si occupa di didattica della fisica, orientamento universitario e formazione dei docenti, con particolare attenzione alle problematiche di genere. Ha pubblicato sull’argomento diversi saggi. Nel 2011 ha partecipato al gruppo di lavoro per le pari opportunità nella scienza, nella tecnologia e nella ricerca di MIUR e MPO. È componente del comitato scientifico del Progetto STReGA.
Cristina Mangia , fisica, è ricercatrice al CNR – Istituto Scienze Atmosfera e Clima di Lecce. Si occupa di dinamica degli inquinanti in atmosfera e del loro impatto sull’ambiente naturale e sulla salute. Dal 1998 si occupa di tematiche di genere e scienza e ha pubblicato sull’argomento diversi saggi. Dal 2005 è vicepresidente dell’Associazione Donne e Scienza. È componente del comitato scientifico del Progetto STReGA.

Università fertile

Università fertile. Una scommessa politica
a cura di Anna Maria Piussi e Remei Arnaus

La pedagogia del capitale perverte un evento che tante donne hanno salutato con gioia, l’occasione cioè di tenere aperta la relazione tra vita e sapere.La fine dell’università ottocentesca, processo di lungo periodo iniziato negli anni Sessanta, ha visto l’entrata in forze di molte donne e un cambiamento radicale nella concezione e nell’ordinamento dei saperi. L’università, non più cittadella arroccata nei suoi privilegi, ha cominciato a essere abitata da nuove energie e passioni, che non lasciavano fuori da quel luogo le loro storie, le loro provenienze. Eppure, il crollo delle mura che ne facevano un luogo separato e privilegiato nelle politiche dello Stato ha mutato di segno: non apertura alla vita comune ed elaborazione sapiente dei suoi mutamenti e urgenze, ma colonizzazione da parte del mercato. Secondo una traiettoria analoga ai tanti ambiti toccati dalla crisi della misura, meno Stato ha significato non un di più di vita associata, bensì un di più di mercato.

Qui troviamo anche la stella di orientamento per il prossimo avvenire di una politica dell’università fertile: non spazi organizzati secondo misure diverse e che rischiano di restare staticamente contrapposti, bensì lo spazio grande che mette in rapporto l’università e la società, docenti e studenti e le tante donne e uomini che si muovono, agiscono, generano ricchezza e un altro ordine delle relazioni, altrove, nei tanti luoghi e momenti della vita comune.

Ci ha spinte un’intuizione, una visione: l’attuale crisi delle università occidentali, strette tra sofferenza finanziaria e conflitti simbolici sul senso della loro missione può rappresentare la fine dell’università come istituzione dell’Uno, durata un millennio al servizio dei vari poteri di turno ma sempre maschili, e l’inizio di una nuova universitas. Una universitas intesa non come realtà istituita ma come realtà istituente, dinamica e aperta, come vita universitaria che si fonda sul potere di unire. Una universitas che per le autrici di questo libro si simbolizza nel nostro presente come università fertile.
In molti luoghi una partecipazione imprevista di cittadine e cittadini ha mostrato di avere a cuore beni vitali: libertà, istruzione, cultura oltre che energia e acqua. Ripensare l’università sotto il segno della fertilità – come fanno qui quattro autrici italiane e dieci spagnole – è una parola-immagine che coglie un bisogno di rinnovamento in corso che genera esso stesso novità, in tanti paesi non solo europei. Dai Rioters inglesi agli/alle Indignados/as spagnole, dalla primavera delle rivolte arabe all’Onda lunga degli studenti italiani, insieme a tanti comitati che continuano a lavorare per amore della propria terra, i movimenti sviluppatisi dopo la stesura di questo libro, ma qui già colti nel loro annunciarsi, raccontano di un desiderio di politica che travolge le analisi compassate e un po’ ignare di politologi e opinionisti.
Il punto in cui storie così diverse si incontrano è infatti un’idea nuova e insieme antica di che cosa sia politica. Non le procedure, non le deleghe della rappresentanza e della gerarchia, non il feticismo delle misure del mercato, ma l’esperienza e le relazioni, insomma la forza di una politica all’insegna della presenza, della partecipazione, della condivisione e, soprattutto, della fiducia nella capacità umana di generare, vivendo, le proprie misure di giustizia. La contesa si gioca proprio sul terreno della misura, di quei principi cioè che regolano la relazione e lo scambio: tra culture, tra sistemi di istruzione, tra stato e cittadine e cittadini, tra ambiti diversi della vita comune come la scuola e l’università, la società, il mercato, il lavoro. (dalla Prefazione di Federica Giardini)

Il volume si avvale degli interventi di Federica Giardini (pref.), Anna Maria Piussi, María-Milagros Rivera Garretas, Chiara Zamboni, Antonia De Vita, Assumpta Bassas Vila, Laura Mercader Amigó, Núria Jornet i Benito, M. Elisa Varela Rodríguez, Asunción López Carretero, Marta Caramés i Boada, Nieves Blanco, Frida María Álvarez Galván, Remei Arnaus i Morral

Scienziate nel tempo. 70 biografie

Sara Sesti, Liliana Moro
Scienziate nel tempo. 70 biografie
Edizioni LUD, Milano 2010
pag. 214

E’ l’ampliamento e aggiornamento del 2010 di “Donne di scienza. 50 biografie dall’antichità al duemila”, edito da Pristem-Università Bocconi nel 1999. Il saggio, arricchito da un percorso sulla storia dell’educazione e dell’istruzione delle donne, e da una esauriente bibliografia, è di quelli che fanno venir voglia di “andare oltre”, su un terreno poco frequentato come quello della presenza femminile nella storia della scienza. La questione qui è trattata con una particolarità – quella di non indagarne i presupposti scientifici o epistemologici – come facevano saggi celebri come L’eredità di Ipazia di Margaret Alic (Editori Riuniti, 1989) o I pantaloni di Pitagora di Margaret Wertheim (Instar Libri, 1996) – ma di offrire il profilo biografico di settanta scienziate, legandolo a un’immagine che strappa molte di queste donne da un anonimato anche visivo.

I profili biografici sono preceduti da brevi introduzioni ai periodi storici che tracciano in forma divulgativa i contorni principali della presenza femminile nelle diverse epoche. In particolare è stato considerato il rapporto delle donne con il sapere e con le tecniche; ne sono state ricordate l’attività e l’iniziativa nei vari luoghi di produzione della cultura: corti, salotti, conventi o centri di ricerca e ne è stata rilevata l’assenza dalle massime istituzioni delegate alla trasmissione del sapere: accademie e università. Un vuoto vistoso, anche se non totale, che si protrae almeno fino alla seconda metà del XX secolo. I contributi delle studiose al dibattito filosofico e scientifico del loro tempo sono ricordati anche nella dimensione collettiva, come nel caso delle religiose medievali, sia monache sia ‘beghine’, e anche delle astronome e delle “dame di scienza” del XVII secolo, la cui iniziativa ebbe un ruolo determinante nella diffusione della “rivoluzione scientifica”.

Per quanto riguarda le biografie, se molti conoscono, grazie ai premi Nobel che hanno vinto, Barbara McClintock o Marie Curie, il merito del volume è quello di portare alla luce anche studiose dedite a discipline meno “visibili”, come le matematiche Maria Gaetana Agnesi , Emmy Noether e Sophie Germain, o come Rosa Luxemburg, la cui fama politica tende a oscurare l’importanza dei suoi scritti economici.

Ampio spazio è dedicato, ovviamente, alle scienziate italiane, da Laura Bassi – prima italiana a ottenere una cattedra universitaria nella Bologna del Settecento – a Rita Levi Montalcini. Ma soprattutto alle tante che hanno visto il proprio lavoro ignorato e sminuito a favore degli uomini che avevano accanto: da Sophie Brahe (sorella dell’astronomo Tycho) a Gabrielle du Chátelet (compagna di Voltaire), a Marie Paulze Lavoisier (moglie e collaboratrice del noto chimico) e Ada Byron, collaboratrice di Charles Babbage e programmatrice ante litteram.
E non si tratta solo di vicende consegnate all’occhio ormai imparziale della storia: il caso di Mileva Maric, la moglie di Einstein, il cui ruolo nella definizione della teoria della relatività è ancora discusso, e quello di Rosalind Franklin, il cui contributo sperimentale alla teoria di Watson e Crick sulla struttura del DNA è stato spesso sottovalutato dai colleghi, mostrano quali difficoltà debbano affrontare le donne che scelgono di dedicarsi a una carriera scientifica.

La nuova edizione è aggiornata, tra l’altro, con le biografie delle quattro scienziate che hanno ottenuto il premio Nobel nel 2009: Elizabeth Blackburn-Sedat e Carol Greider che hanno lavorato insieme e insieme l’hanno ricevuto per la medicina; la biochimica Ada Yonath, la prima a portare il premio in Israele e Elinor Ostrom, la prima donna insignita del Nobel per l’economia.

recensione di Paola Emilia Cicerone, link al sito dell’Università delle donne da cui è ripresa