Attraverso i confini del genere

Pubblicati gli atti del Secondo convegno nazionale del Centro di Studi Interdisciplinari di Genere dell’Università di Trento. Al convegno ha partecipato Alessandra Allegrini, membro del Consiglio delle Responsabili di Donne e Scienza, con un intervento dal titolo “Genere e scienza nel presente. Continuità o discontinuità con il passato?”

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Il ruolo femminile nelle scienze della terra. Esperienze a confronto e prospettive future

Una rassegna degli interventi presentati all’interno del Workshop organizzato da ISPRA e Ordine dei Geologi del Lazio. Il tema del Workshop era quello di valorizzare il contributo offerto dalle donne nell’ambito delle Scienze della Terra presentando una panoramica delle esperienze e delle strategie adottate, anche a livello internazionale per scardinare i pregiudizi culturali che spesso sono alla base di discriminazioni nei confronti della professionalità femminile. Sono state condivise e discusse le possibili azioni da intraprendere per il futuro al fine di migliorare le condizione di pari opportunità e pari responsabilità.

All’interno un intervento di Mariangela Ravaioli, Alessandra Pugnetti, Paola Focaccia dal titolo “A Female Experience Between Research and Management in the Framework of Earth Science”

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Breaking the vicious cycle of gender stereotypes and science

Articolo di Flavia Zucco e Francesca Molfino sugli stereotipi di genere pubblicato sulla rivista della Fondazione Brodolini.

Introduction
Over the last thirty years many scholars have claimed that any form of knowledge and culture has been accomplished by a western male gender subject and this idea inherently conveys self-reinforcing codes strictly related to how the male subject has defined himself in organisations and related institutions. Hence, if a female gender subject wishes to share, for example, scientific knowledge, it is necessary to determine what excludes her in the institutions, identifying the areas of science that are common to both. For example, the laboratory and everything directly connected to experimentation, theory and most technologies belong to human beings, whereas the selection of research fields, application of technologies, funding, access to scientific knowledge, academic institutions and the same scientific organisations come under the umbrella of a “scientific culture” that is connected to other forms of culture and contains the same forms of gender discrimination.
The issue of stereotypes in gender discrimination is a very crucial one, because their roots are deeply embedded in the history, culture, education and psychology of individuals in western countries. In scientific research, stereotypes are also present because social roles and values are not influenced by the features at the roots of this activity: objectivity and scientific rationality. In fact, data have shown that gender horizontal discrimination in disciplines, vertical discrimination in career progress and exclusion from decisional boards are widely present in science and technology areas.

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Prove di sessismo per le classi quinte

di Alessia Bruni

Quanto è grave costringere una bambina e un bambino ad affermare che le femmine hanno una posizione gerarchicamente inferiore nella società umana perché questa è la loro natura? Quanto è grave costringerli ad affermare anche che la natura richiede che il capo gruppo sia un maschio, che i maschi devono lottare per il potere e che le femmine ne sono estranee? Quanto è grave se questo avviene a scuola? Quanto è grave se avviene nel contesto di un esame ministeriale? Quanto è grave trasformare le educatrici e gli educatori in complici loro malgrado? Non sono domande retoriche. Quanto descritto è successo a tutte le bambine e bambini italiani delle classi V elementare, durante l’esame ministeriale INValSI.

Questo l’inizio del testo di esame (1): “Nella casa di cera”
“Presso i mammiferi (società umane comprese) le comunità organizzate hanno quasi sempre una struttura patriarcale: a capo del branco o della tribù vi è un vecchio maschio, robusto ed esperto, al quale i sudditi, almeno per un certo tempo, accordano fiducia e rispetto. Le femmine, che pur godono di molte libertà e sono per lo più estranee alle lotte per il potere in cui indulgono i maschi, hanno in genere posizione più subordinata, o sono del tutto fuori da una gerarchia”.

Il testo prosegue con pregiudizi occultati da un approccio pseudo-scientifico, e si sposta sulle api, animali presi ad esempio di organizzazione sociale fin da Virgilio, con la differenza che allora l’ape regina era un re maschio. La società degli animali sarebbe gerarchica, classista. Il ruolo riproduttivo è affidato alla femmina, che in quanto madre diventa regina. La riproduzione avverrebbe dopo il volo nuziale; non vorrete mica che in natura ci siano dei figli concepiti fuori dal matrimonio! Il mondo animale esalterebbe il lavoro operaio e la difesa armata dal diverso visto come aggressore. Pregiudizi e stereotipi che purtroppo ci risultano familiari perché ne siamo bombardati fin da bambini. Questa familiarità rischia di farci sottovalutare la gravità delle affermazioni.

Dopo la lettura del testo, si richiede ai bambini e alle bambine di rispondere a domande di comprensione. Il testo è presentato come scientifico e quindi le risposte assumono una validità universale. Per rispondere correttamente, le bambine e i bambini devono affermare che, tra i mammiferi, società umane comprese:

1)Le femmine hanno una posizione inferiore
2)Il capo del gruppo è un maschio
3)I maschi lottano per il potere

Un esame è un momento educativo particolare per i bambini, accompagnata da emozioni e una tensione forte a non sbagliare. L’educazione alla discriminazione sessista in un esame ministeriale è quindi gravissima. E’ stata pagata con i soldi pubblici. Ha fatto degli/delle insegnanti, obbligati a somministrare un esame scritto da terzi senza la loro partecipazione, dei complici. Ha fatto della scienza, nata per affermare la realtà contro il pregiudizio, nata dalla ribellione al principio di autorità, uno strumento per incitare al pregiudizio e per affermare la superiorità.

Nei giorni scorsi i giornali italiani hanno riportato la notizia di una scuola di New York, finita sotto i riflettori della stampa, del sindaco e del FBI per un compito di matematica a connotati razzisti, con conteggi di schiavi rivoltosi morti e frustati.
Invano troverete sulla stampa italiana la minima eco di indignazione al testo sessista dell’INValSI. E forse, leggendo i testi e i quesiti li troverete tanto familiari da non vederne più gli stereotipi, la pochezza, la visione da bambini deficienti e pedissequi, in cui la fantasia, la creatività, il giudizio critico sono azzerati. Da non vedere più la violenza di concetti per cui le femmine hanno una posizione sociale inferiore, per natura.

L’ INValSI, Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione (ora Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) è un ente di ricerca pubblico soggetto alla vigilanza del Ministero della Pubblica Istruzione. Per il ministero, gestisce il sistema nazionale di valutazione volta a verificare i livelli generali e specifici di apprendimento conseguiti dagli studenti nell’esame di Stato, ma anche della valutazione dei dirigenti scolastici.

L’educazione alla discriminazione è un crimine. La dichiarazione universale dei diritti umani afferma che “Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione”. La nostra costituzione prevede uguaglianza di condizioni per bambini e bambine. Come possiamo garantire uguaglianza di condizioni con tali educatori?

Ritenere il test un caso isolato sarebbe un errore. Sarebbe non vedere che se questo è stato possibile, se l’educazione alla discriminazione è possibile e passa sotto silenzio, questo sistema di valutazione è profondamente sbagliato. Sicuramente manca l’attenzione a una educazione che superi la discriminazione.
Sicuramente occorre riportare nella scuola una informazione scientifica di buona qualità.

Riferimenti
1) http://www.invalsi.it/snv0910/documenti/Italiano_SNV0910_classe_V_primaria.pdf