Che rapporto c’è tra gli stereotipi di genere e la cultura della guerra? Il 15 ottobre, Donne e Scienza invita a discuterne online con Marco Deriu e Stefano Ciccone, tra lə autricə del volume Disonorare la guerra. Percorsi e proposte per una maschilità di pace (Multimage Editrice, 2026).
Ci sono parole che accompagnano quasi ogni racconto di guerra: onore, coraggio, forza, protezione. Le ascoltiamo nei discorsi pubblici, le incontriamo nei monumenti, le ritroviamo nei film e nei percorsi educativi delle nuove generazioni. Ma quali immagini di uomini e donne veicolano? E quanto contribuiscono a rendere la guerra accettabile, persino desiderabile?
È a partire da queste domande che prende forma Disonorare la guerra. Percorsi e proposte per una maschilità di pace, il volume curato dall’Associazione Maschile Plurale. Il libro invita a interrogare la violenza bellica attraverso le relazioni di genere e i modelli di maschilità, mettendo in discussione quella «maschera di neutralità» che, come scrive Lea Melandri, ostacola il riconoscimento della dimensione sessuata della guerra.
Il titolo è una provocazione precisa. «Disonorare la guerra» significa mettere in discussione il prestigio che le viene attribuito, interrogare le narrazioni eroiche che la sostengono e indagare il legame tra riconoscimento sociale e disponibilità a combattere. Significa anche domandarsi quale valore attribuiamo al coraggio di chi cura, protegge la vita e cerca strade per interrompere la violenza.
Da anni, l’Associazione Maschile Plurale è impegnata nella promozione di una cultura capace di superare il patriarcato e di contribuire alla costruzione di una società libera dal maschilismo e dal sessismo, attraverso esperienze, testimonianze e saperi diversi. Il volume esplora i legami tra violenza di genere, dominio e militarismo, senza perdere di vista le specificità della guerra: un fenomeno organizzato che coinvolge istituzioni, economie, tecnologie e intere società.
I modelli culturali che attraversano la nostra società non sono immutabili: si apprendono, si trasmettono e, proprio per questo, possono essere messi in discussione e trasformati. A partire da esperienze e comportamenti della vita quotidiana, il libro mostra come la cultura della guerra possa riprodursi anche al di fuori dei conflitti armati, nelle aspettative sociali e nelle relazioni. Da questa consapevolezza si apre un percorso verso pratiche di pace fondate sulla cura, sull’ascolto, sulla gestione non violenta dei conflitti e sulla responsabilità verso lə altrə e l’ambiente.
Nell’introduzione, Danilo Villa ed Ermanno Porro raccontano come, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, le discussioni sulla guerra potessero trasformarsi, anche tra amici, in prove di determinazione e virilità. Parlare di guerra diventava talvolta un confronto in cui bisognava mostrarsi più forti e risoluti, meno disponibili al dubbio. La cultura della guerra si manifesta così anche nei gesti e nelle parole di ogni giorno, nella difficoltà di sottrarsi a modelli che associano la forza all’invulnerabilità.
Alcune testimonianze raccolte da Abdallah Aljazzar raccontano il peso dell’obbligo di apparire forti per gli uomini di Gaza. Potersi concedere di piangere e mostrare ai propri figli il dolore diventa un gesto di dignità e di resistenza alla disumanizzazione. È un passaggio che apre una domanda fondamentale: quale forza possiamo riconoscere nella capacità di mostrare la nostra vulnerabilità?
L’aspettativa di essere sempre invulnerabili e l’identificazione della protezione con il controllo hanno conseguenze sulle relazioni e sul modo in cui immaginiamo la sicurezza. Leggere la guerra attraverso la lente del genere permette di riconoscere queste connessioni e di esplorare possibilità diverse: nell’educazione, nelle relazioni, nelle scelte collettive e nella capacità di riconoscere altri valori oltre a quelli legati alla forza e al dominio.
Per Donne e Scienza, questa riflessione si intreccia con una questione centrale: come vengono orientate le conoscenze e le risorse scientifiche e tecnologiche? Il volume invita a interrogarsi sul ruolo che la ricerca, la scuola e l’università hanno nei processi di preparazione dei conflitti. Si apre così uno spazio per riflettere e discutere insieme sul rapporto tra sapere, responsabilità e costruzione della pace, su quali usi della conoscenza vogliamo promuovere e a quale idea di società vogliamo contribuire.
L’incontro online
Giovedì 15 ottobre 2026, dalle 14:30 alle 15:30, l’Associazione Donne e Scienza organizza la presentazione online del volume. Nicolò Marchesini (Istat) e Maria Rosaria Masullo (INFN), di Donne e Scienza, dialogheranno con Marco Deriu (Università di Parma) e Stefano Ciccone (Università di Tor Vergata), di Maschile Plurale, lə autricə del libro.
L’incontro è un invito a mettere in discussione parole e immagini che spesso diamo per scontate, e a scoprire quali possibilità si aprono quando pensiamo insieme maschilità e pace.
Segna la data e partecipa alla conversazione: collegati alla presentazione su Zoom.



