Il divario di genere che caratterizza il settore energetico non è una semplice questione di cifre o di sbilanciamenti statistici, ma il sintomo di una trasformazione incompiuta. La transizione energetica è a tutti gli effetti un processo sociale e culturale di vasta portata, oltre che un processo tecnologico, impone domande cruciali: chi partecipa davvero alla costruzione del nuovo modello energetico e a quali condizioni? Quale ruolo giocano i luoghi di formazione e i contesti di lavoro nel promuovere, o nello scardinare, le disuguaglianze esistenti?
A queste domande hanno dedicato una ricerca la socia Cloe Mirenda, Maria Camilla Fraudatario e Lucio Pisacane di Cnr IRPPS in una ricerca effettuata nell’ambito del progetto europeo gEneSys (Transforming Gendered Interrelations of Power and Inequalities in Transition Pathways to Sustainable Energy Systems). Attraverso focus group svolti in Italia, Germania e Regno Unito, che hanno coinvolto studenti, studentesse e docenti universitari provenienti dalle discipline STEM, dalle Scienze Sociali ed Economiche, hanno messo in luce come i percorsi di formazione e di inserimento professionale legati all’energia siano ancora segnati da profonde disparità strutturali.
Si può leggere della ricerca nell’articolo Quale Transizione pubblicato lo scorso 29 ottobre sulla rivista InGenere in cui sono descritti alcuni risultati emersi dai focus group, riguardanti in particolare le aspirazioni disattese rispetto ai contenuti della formazione, alla neutralità della scienza, alla percezione del percorso di studi come fortemente maschile, agli stereotipi presenti in ambiti ancora percepiti come fortemente maschili.
L’articolo scientifico completo è L. Pisacane, C. Mirenda, M. C. Fraudatario et al., Bridging the gender gap in the energy transition: Addressing unmet aspirations and repellent effect in education and early career pathways in Italy, Germany and UK, Humanities and Social Sciences Communications, 2026.

