Libertà-scelta-consenso-stupro: l’Associazione Donne e Scienza e la proposta di modifica dell’art. 609bis del Codice penale
La Legge 15 febbraio 1996, n. 66, rappresentò un enorme salto culturale e politico. Dopo decenni di lotte delle donne, finalmente si cancellò quanto scritto nel codice Rocco: da reato contro la morale pubblica, la violenza sessuale su una donna divenne reato contro la persona.
A 30 anni dalla Legge “Norme contro la violenza sessuale”, non intendiamo assolutamente arretrare da quella fondamentale conquista.
Con il “ddl Buongiorno”, si stabilisce invece che sia responsabilita’ delle donne dire esplicitamente no: le donne tornano, per legge, a essere costrette all’onere della prova per dimostrare di aver negato il consenso al rapporto sessuale, anche in situazioni di minaccia violenta e possibile pericolo.
A trent’anni di distanza,
- dopo quanto stabilito da numerose sentenze della Corte di Cassazione («nei reati contro la libertà sessuale il dissenso è sempre presunto, salva prova contraria»),
- dopo quanto sancito dalla Convenzione di Istanbul del 2011del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e lotta contro la violenza sulle donne: «il consenso deve essere dato volontariamente, quale libera manifestazione della volontà della persona»), ratificata dall’Italia nel 2013, e
- dopo decenni di ricerche e analisi,
in Italia si vuole invece fare un enorme passo indietro.
Nella ultima versione della proposta ddl Buongiorno – che stravolge il testo unanime già approvato alla Camera e nonostante le dichiarazioni iniziali- la Commissione Giustizia del Senato ha scelto infatti di abbandonare il modello del consenso esplicito al rapporto sessuale, per tornare a una formulazione basata sul dissenso manifestato.
Non si tratta di un aspetto tecnico o lessicale, ma di una scelta politica che espone l’Italia a una violazione del diritto internazionale e a una regressione culturale e legislativa senza precedenti negli ultimi vent’anni. La formulazione del consenso libero va contro tutti quei segnali che tendono a spostare il rischio dell’ambiguità (riconoscimento chiaro dell’azione di dissenso) da chi subisce a chi agisce.
Infatti si continua a scaricare sulla donna offesa o coinvolta in una possibile azione di minaccia l’onere e la responsabilita’ di rendere visibile, decifrabile e processualmente “credibile” il proprio rifiuto.
È uno schiaffo alle donne e alla loro autodeterminazione.
Per questo, l’associazione DS esprime profondo dissenso al ddl Buongiorno, ed invita donne e uomini a fare propria questa battaglia di civiltà.


