Women in Science, the Way Forward

European Molecular Biology Organization (EMBO), l’European Molecular Biology Laboratory (EMBL) e l’European Organization for Nuclear Research (CERN)

Heidelberg, 9-11 Maggio 2007

intervento di Maria Laura Scarino

Vedere apparire in mezzo al bosco le grandi masse bianche ed essenziali dell’EMBL mi ha sempre emozionata, quando ci andavo a lavorare come post-doctoral fellow. Nei boschi tedeschi mi sarei piuttosto aspettata casette di marzapane e zucchero d’orzo e forse per questo non sono mai riuscita a districare  da quello che è il primo laboratorio di Biologia Molecolare in Europa una certa aria di magia.

Dopo molti anni è stata ancora un’emozione rivedere apparire tra gli alberi il nuovo e più grande laboratorio e unirmi alle 250 partecipanti per il convegno “Women in Science, the way forward”. Tre giorni intensi e non convenzionali per fare il punto della situazione, per analizzare le prospettive. Molta discussione, parecchie donne giovani, alcuni uomini molto partecipi, tante idee diverse. Le associazioni invitate, tra le quali Donne e Scienza, presentavano i loro poster e il loro materiale nel foyer antistante la sala, il “Bazaar”, nel quale aggirarsi bevendo un caffè o una birra durante le pause dei lavori e prima di cena. Selezionate per voi dalle quattro sessioni eccovi alcune delle presentazioni che mi hanno colpito di più.

Rosalind Barnett ha aperto il congresso e ci ha fatto riflettere,con molti con molti dati alla mano, sull’effetto negativo dei ruoli di genere nella carriera scientifica delle donne. La prima sessione, Iniziative di successo sotto i riflettori, ha riportato azioni diverse per sostenere le carriere scientifiche femminili: Mut (Mentoring und Training) ma in tedesco anche “coraggio” è una rete che collega scienziate operanti in Germania per offrire alle giovani donne che iniziano la carriera scientifica consiglio e sostegno su questioni specifiche ma soprattutto generali (come si prepara un cv, una intervista, come si scrive un grant, etc.) MuT ha preso contatto con Donne e Scienza per mio tramite e spero che l’Associazione sia in grado di mettere in piedi una simile iniziativa anche in Italia. Molto interessante anche l’azione svolta dalla fondazione Nuesslein-Volhardt che offre sostegni economici di 400 euro al mese a giovani ricercatrici per pagare aiuto domestico e “liberare” tempo da dedicare allo studio e al lavoro.

Le seconda sessione, Le commissioni come garanti, ha cercato di fare luce sui meccanismi di scelta operanti nell’assegnazione di borse, fondi di ricerca, avanzamenti di carriera.
Aperta da una comunicazione di Brian Nosek sugli “errori” incosci nella percezione (visiva, uditiva) sui quali l’uditorio è stato messo alla prova con dei test rimanendo non poco sorpreso dai risultati, la sessione ha cercato di indagare sulle “preferenze” genere-specifiche più o meno volontarie di selezionatori o selezionatrici supposti “neutrali”. I risultati delle azioni di “garanzia” sono stati positivi in alcuni casi (per esempio aumento delle donne scelte con l’aumento dei commissari donna) ma anche sconcertanti: il numero delle vincitrici delle borse EMBO è leggermente diminuito quando il genere è stato mascherato durante la selezione rispetto ai gruppi di domande nelle quale era manifesto (relazione presentata da Anna Ledin e Gerlind Wallon).
Nella terza sessione: Che cosa può (o non può) fare la politica? Ragnhild Sohlberg ha illustrato, oltre la sua eccezionale esperienza umana, una panoramica dell’impatto positivo dell’introduzione delle quote (almeno il 40% del genere meno rappresentato) in molte istituzioni norvegesi. Nel dibattito che è seguito sull’utilità delle quote molte voci, soprattutto di giovani, si sono levate contro la loro introduzione, mettendo l’accento sulla supremazia del merito. Dunque la discussione è ancora abbastanza aperta…
La quarta sessione “Cambiare la cultura istituzionale” ha riportato esperienze positive dopo l’introduzione di buone pratiche in tre grandi Istituzioni scientifiche: l’EMBL, il Dipartimento di Chimica dell’Università di Edimburgo, l’Università della California (Irvine). Le testimonianze di Nadia Rosenthal, Lesley Yellowlees, Herbert Killackey hanno dimostrato come per erodere i pregiudizi di genere sia necessaria una azione fortemente inclusiva di tutti gli attori della comunità scientifica, sia donne che uomini, nel governo delle Istituzioni nelle quali lavorano e una modificazione dei meccanismi di selezione e di gestione del personale in modo tale che siano maggiormente orientati a dei basilari principi di democrazia (trasparenza delle decisioni, alternanza delle cariche, attenzione allo sfruttamento delle persone, informazione sulle discriminazioni esistenti e spesso non riconosciute). Ha chiuso i lavori Janet Hyde, sfidando con molto spirito l’uditorio a rivedere i propri pre-giudizi sulle attitudini ‘innate’ di un genere piuttosto che l’altro (per esempio per lo studio della matematica e delle scienze) e riportando studi eseguiti con il metodo della meta-analisi (e dunque l’elaborazione di risultati ottenuti da un numero vastissimo di soggetti ) che dimostrano come, almeno in questo campo, le differenze di genere siano davvero molto esigue.

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