Nella top ten di Nature la discriminazione di genere

La rivista Nature stila la classifica delle 10 personalità dell’anno scientifico. Fra queste Jo Handelsman per aver dimostrato che anche nell’accademia le donne non giocano alla pari con gli uomini. Succede anche in Italia, come l’associazione donne e scienza denuncia ormai da anni

Con la fine dell’anno arrivano anche i bilanci. Per la scienza il 2012 è stato sicuramente l’anno del Bosone di Higgs ma, scorrendo la classifica delle personalità scientifiche che negli ultimi 12 mesi hanno lasciato il segno, compilata dalla rivista Nature, si trovano anche delle designazioni meno scontate. Come quella di Jo Handelsman, biologa dell’Università di Yale, per aver dimostrato in modo inequivocabile un fenomeno noto alla maggior parte delle ricercatrici: quando docenti, maschi e femmine che siano, sono chiamati a valutare dei curriculum vitae, in genere considerano meno preparate e offrono salari più bassi alle donne rispetto agli uomini. “Una ricerca che speriamo possa aprire gli occhi a chi ancora non li vuole aprire e guardare la realtà: a parità di competenze, per ottenere quello che merita, una donna deve dimostrare almeno il doppio di quello che viene richiesto a un uomo”, ha sottolineato Cristina Mangia, presidente dell’associazione donne e scienza, impegnata proprio nella promozione dell’ingresso e della carriera delle donne nella ricerca scientifica.

Lo studio. La ricerca, pubblicata su Pnas, ha coinvolto 127 docenti di biologia, chimica e fisica a cui è stato chiesto di valutare l’application di uno studente che fa richiesta di un posto come responsabile di laboratorio: tutti ricevevano uno stesso curriculum, di uno studente bravo sì, ma non tanto eccezionale da non poter non essere scartato. L’unica differenza tra i documenti inviati consisteva nel genere della persona che faceva richiesta: in 64 casi il nome inserito era femminile, in 63 maschile.

I risultati. Le donne sono risultate agli occhi del docente meno brave e dunque meno ‘assumibili’ rispetto ai loro colleghi gemelli, ma di sesso maschile. I valutatori ritenevano inoltre in generale le candidate più ‘simpatiche’, ma preferivano non far loro da mentore. In una scala da uno a sette, la valutazione delle donne in ognuna delle caratteristiche (competenza, probabilità di ingaggio, possibilità di tutoraggio) era più bassa di almeno mezzo punto rispetto agli uomini, e gli stipendi loro proposti erano sostanzialmente più bassi rispetto a quelli offerti ai ragazzi (26.500$ contro 30.200$). Un risultato che non variava a seconda che a decidere l’assunzione fosse una donna o un uomo, una persona giovane o più anziana, titolare di una cattedra o meno.

La situazione italiana. Un’occhiata ai dati Istat basta per capire che questo fenomeno è presente anche in Italia e che le ricercatrici ne fanno le spese quotidianamente. Sebbene da anni ormai le donne laureate in materie come chimica o biologia siano più degli uomini, quando si osserva il numero di ricercatori in ambito delle scienze matematiche fisiche e naturali la proporzione si inverte. E la disparità tra i sessi aumenta ancora di più se si parla di ruoli accademici come professore associato o ordinario.

 

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