Il fattore X

Il fattore X. Il primo libro sulla medicina di genere scritto dalle donne e pensato per le donne
di Letizia Gabaglio ed Elisa Manacorda, Castelvecchi 2010

INTRODUZIONE
Medicina singolare maschile

Questo libro nasce da un interesse che si è sviluppato nel tempo, e che trova origine nel progetto Medicina, singolare maschile, promosso nel 2003 dall’Associazione Culturale Galileo e dall’Associazione Donne e Scienza a partire da un’intuizione di Daniela Minerva, giornalista dell’«Espresso» da sempre attenta alle questioni di genere, e sostenuto dalla Fondazione Pfizer. Il progetto, di cui facevano parte studiose di varie discipline, aveva come obiettivo quello di promuovere la cultura di genere nella medicina e di diffondere i suoi concetti anche presso il grande pubblico. Da quel primo tentativo abbiamo proseguito sulla strada della divulgazione, dedicando uno spazio specifico agli «studi di genere» sul giornale di scienza on line «Galileo» (www.galileonet.it), scrivendo articoli, partecipando a dibattiti, promuovendo progetti sulla «medicina di genere».

Ci sembrava tuttavia che la discussione continuasse a restare confinata nella cerchia degli addetti ai lavori, e che mancasse uno sforzo per rendere consapevole anche il grande pubblico delle novità introdotte dalla «medicina di genere». In effetti non si tratta di temi facilmente comunicabili: già il concetto di genere può apparire scivoloso. In questo caso, intendiamo per genere le differenze che nella specie umana identificano le categorie «uomo» e «donna». Queste sono caratterizzate da molte variabili, che vanno al di là di quelle genetiche (la presenza o meno del cromosoma sessuale X) o fisiologiche (prime fra tutti, le differenze nell’apparato genitale) ma che comprendono anche aspetti comportamentali, culturali, sociali. In questo senso, il concetto di genere è più ampio di quello di sesso, perché identifica gli appartenenti all’uno o all’altro non soltanto in base all’aspetto fisico, ma anche in relazione al modo in cui ci si pone nei confronti del mondo.

In questo libro abbiamo cercato di raccontare quanto i concetti della «medicina di genere», al di là dei princìpi teorici, possano avere un impatto reale sulla vita quotidiana di uomini e donne. E di farlo con un linguaggio comprensibile anche a chi non frequenta il mondo dei medici, dei ricercatori, delle aziende farmaceutiche. Naturalmente non pensiamo affatto che questo sia un libro completo ed esaustivo sull’argomento: non abbiamo di proposito voluto affrontare alcuni temi che pure sarebbe stato interessante toccare, come le malattie autoimmuni o i disturbi dell’alimentazione che, com’è noto, colpiscono in misura assai maggiore il sesso femminile rispetto a quello maschile. Abbiamo scelto gli argomenti per i quali la variabile di genere ci sembrava meno evidente per il grande pubblico, ma che invece poggia su una base di dati sufficientemente ampia e scientificamente valida.

Al di là delle lacune, quello che tuttavia vorremmo fosse chiaro è che questo non è un libro sulla salute femminile, cioè su quelle malattie che per ovvie ragioni colpiscono esclusivamente le donne, come il tumore dell’utero (sebbene questa confusione sia spesso presente anche tra gli «esperti del settore»), ma un libro che cerca di raccontare il modo in cui molte malattie colpiscono diversamente uomini e donne, di come la loro diagnosi possa e debba essere calibrata sul sesso di appartenenza, di come le terapie possano risultare più o meno efficaci in relazione al genere. In quanto giornaliste, e non medici specialisti, sappiamo che la nostra competenza riguarda la capacità di semplificare e rendere comprensibili i concetti espressi da altre. Dunque ciascun capitolo ha una sua referente scientifica, che ha fornito il materiale iniziale e che ha revisionato il testo, dando suggerimenti sulla struttura e correggendo le eventuali imprecisioni.

Ringraziamo dunque Anna Maria Aloisi (professore associato alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Siena), Ippolita Cantuti Castelvetri (Assistant Professor in Neurology, MassGeneral Institute for Neurodegenerative Disease, Massachusetts General Hospital and Harvard Medical School), Maria Chiaramonte (professore di Gastroenterologia, Direttore U.O.C. di Gastroenterologia Ospedale Sacro Cuore – Don Calabria Negrar), Flavia Franconi (coordinatore del Dottorato in Farmacologia di Genere dell’Università di Sassari, Responsabile del Gruppo Farmacologia di Genere della Società Italiana di Farmacologia), Cristina E. Mapp (finanziata in parte dall’Associazione per la Ricerca e la Cura dell’Asma, Padova, e dal Consorzio Ferrara Ricerche, Ferrara), Maria Grazia Modena (Direttore dell’Istituto di Cardiologia, Azienda Policlinico, Università di Modena e Reggio Emilia), Silvia Novello (Unità di Oncologia Polmonare dell’Università di Torino Ospedale San Luigi). Naturalmente,
ci riteniamo responsabili di tutti gli errori residui.

Un ulteriore ringraziamento va ad Alessandro Casini, presidente della Fondazione Internazionale Menarini, per averci consentito di incontrare Marianne J. Legato in occasione del convegno Genes, Drugs and Gender, tenutosi a Sassari nell’ottobre 2009. Per finire: grazie a Federico e Roberto, straordinari rappresentanti della diversità di genere…

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