Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne!

Nella ‘Giornata contro la violenza sulle donne’, che cade ogni anno il 25 novembre, l’Associazione Donne e Scienza sostiene e incoraggia le donne vittime o testimoni di maltrattamenti fisici e psichici alla consapevolezza che chi maltratta, minaccia o commette violenza non prova “amore” ma nega la dignità degli altri. L’Associazione vuole anche sensibilizzare le donne a denunciare quel calvario che spesso ha termine solo con il femminicidio! La catena di molestie, stalking e femminicidi va spezzata.

La percezione della gravità delle molestie fisiche subite è molto diversa tra i generi: il 76,4% delle donne le considera molto o abbastanza gravi contro il 47,2% degli uomini. E’ necessario individuare azioni che promuovano una cultura differente e sanzioni che isolino chi commette violenza nei vari contesti familiari e di lavoro.
In Italia, secondo uno studio dell’Istat, pubblicato nel febbraio 2018 (1) , il 21,5 % delle donne fra i 16 e i 70 anni, pari a 2 milioni e 151 mila, avrebbe subito comportamenti persecutori da parte di un ex partner nell’arco della propria vita. Quasi il 10 % sono state vittima di stalking grave, mentre sarebbero circa 2 milioni e 300 mila le donne che nell’arco della propria vita hanno subito comportamenti persecutori da persone diverse dagli ex partner.
Ogni due giorni una donna viene uccisa dal partner (2). L’analisi dell’Istat e del Ministero della Giustizia ci mostra i numeri di un massacro che non si arresta nonostante la legge del 2013, la c.d. legge sul femminicidio (d.l. 14 agosto 2013, n. 93, convertito in Legge 15 ottobre 2013, n. 119, in materia di contrasto alla violenza di genere). E intanto i centri antiviolenza vengono chiusi e non più finanziati.
I dati del Ministero dell’Interno confermano che dall’entrata in vigore della nuova norma nel 2009 (L. 23 aprile 2009, n. 38, Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), le denunce sono aumentate anno dopo anno, fino a stabilizzarsi a partire dal 2014. Tuttavia guardando al dato degli ultimi 3 anni, la diffusione delle molestie che avvengono per mezzo della rete è in aumento coerentemente con il maggiore uso dei social network.

Il fenomeno resta di enormi proporzioni: quasi sette milioni di donne hanno subito qualche forma di abuso nel corso della loro vita. Dalle violenze domestiche allo stalking, dallo stupro all’insulto verbale al ricatto economico, la vita femminile è costellata di violazioni della sfera intima e personale. Spesso un tentativo di cancellarne l’identità, di minarne profondamente l’indipendenza e la libertà di scelta.
Il tragico estremo di tutto questo è rappresentato dal femminicidio, che, anche se in leggero calo rispetto agli anni precedenti, è ancora un reato diffuso e un problema che necessita di una risposta non solo giudiziaria, ma culturale e educativa. E proprio il femminicidio, l’uccisione di una donna con la quale si hanno legami sentimentali o sessuali, rappresenta la parte preponderante degli omicidi contro il genere femminile. Più dell’82 per cento dei delitti commessi a scapito di una donna, nel nostro paese, sono classificati come femminicidi.

(1)https://www.istat.it/it/files/2018/02/statistica-report-MOLESTIE-SESSUALI-13-02-2018.pdf
(2)http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/06/19/news/femminicidi-1.304466

 

Fig. 1 Femminicidi in Italia

Fonte: Ministero dell’Interno

La dimensione domestica della violenza sulle donne e del femminicidio che spesso da questi atti di sopruso deriva, contestualizza il dato sulla nazionalità di vittime e carnefici.
Nella maggioranza dei casi infatti la vittima è italiana, solo nel 22 per cento dei casi è straniera, con una larga maggioranza proveniente dall’est Europa.

Fig. 2 Nazionalità delle vittime di femminicidio
Fonte: Ministero dell’Interno

Lo stesso dato emerge per quanto riguarda il carnefice. Il 74,5 per cento degli assassini hanno nazionalità italiana.

Fig.3 Nazionalità dell”autore di femminicidio

 

Fonte: Ministero dell’Interno

 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *