La differenza insegna

La differenza insegna. La didattica delle discipline in una prospettiva di genere

a cura di Maria Serena Sapegno

Carocci, 2014

Il libro – dovuto alla passione e all’impegno di molte autrici e frutto dell’incontro e della collaborazione tra scuola e università – fa seguito a numerosi dibattiti, a un appello sulla stampa a proposito dell’ultimo concorso a cattedra e al Convegno nazionale che ne è scaturito (Facoltà di lettere e filosofia, Roma, febbraio 2013). È infatti ormai senso comune che la scuola e l’università potrebbero e dovrebbero avere una funzione importante anche nell’educazione alla parità tra uomini e donne, così come al riconoscimento della differenza e dei modi di viverne liberamente le caratteristiche. Alla base di questo importante processo non può che esserci la revisione di quell’idea astratta di Uomo che abbiamo ereditato dalla tradizione, per abituarci a pensare un mondo popolato di uomini e di donne. Tutte le discipline sono coinvolte in questo percorso critico, per aiutarci a smontare gli stereotipi che ci inchiodano a ruoli rigidi e umilianti, per insegnarci a svelare la misoginia e a costruire uno sguardo critico sul mondo che ci circonda, sulle dinamiche di potere nelle quali cresciamo e che spesso non vediamo, anche se sono dietro tante manifestazioni di violenza.

Vademecum on gender equality in Horizon 2020

The purpose of this Vademecum is to provide the Commission/ Agency staff 2 , potential applicants, the Helsinki Group, NCPs, as well as experts’ evaluators and other actors involved in the implementation of Horizon 2020 with practical guidance on the effective application of the new Gender Equality provisions. This means integrating Gender Equality issues at each stage of the research cycle: from programming through implementation, monitoring and programme evaluation.

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La valutazione dell’eccellenza

Una review di Flavia Zucco, biologa, già dirigente di ricerca CNR e past president dell’Associazione Donne e Scienza, su uno dei temi più delicati nella ricerca scientifica, oggetto di dibattito da lungo tempo, ed ora più che mai attuale viste le azioni istituzionali intraprese su questo tema in varie nazioni. La review è stata prodotta nell’ambito del progetto Genis Lab.

La valutazione dell’eccellenza è uno di quegli aspetti che va riconsiderato alla luce dei cambiamenti intervenuti negli ultimi decenni nel mondo della scienza e nella sua relazione con la tecnica. Nel nuovo contesto, le persone di entrambi i sessi debbono essere valutate adottando nuovi parametri, che tengano conto della specificità femminile e le includano pienamente nell’impresa scientifica, per il successo della stessa. Innovare la valutazione significa anche incoraggiare le nuove generazioni ad interessarsi alla scienza ed alle discipline tecnologiche, nei loro percorsi formativi. Questo  aspetto è estremamente rilevante per il futuro delle nazioni.

Se la società contemporanea ha bisogno, infatti, di un maggiore coinvolgimento delle popolazioni nelle tematiche scientifiche in termini di conoscenza, per decidere su temi delicatissimi per il futuro, imperativa appare la necessità di formazione di quelle competenze e professionalità adatte a fornire contributi qualificati alla conoscenza (che non limiterei ai soli aspetti tecnologici, ma anche a quelli umanistici).

Questo documento segue quello precedentemente proposto nell’ambito del progetto  Genislab, sugli stereotipi (Breaking the vicious cycle of gender stereotypes and science, Francesca Molfino and Flavia Zucco, 2012). Esso nasce all’interno del progetto, sulla base di un problema segnalato da quasi tutti i partner scientifici (Italia, Germania, Serbia, Slovenia, Spagna – esclusa la Svezia) ed ha lo scopo di fornire un’informazione di base sui determinanti della necessità del cambiamento nella valutazione dell’eccellenza, sul significato della stessa, e sulla implementazione di procedure più consone e condivisibili.

 

Inoltre esso vuole fornire alcuni elementi fondamentali di riferimento per un tipo di valutazione che valorizzi non solo le competenze necessarie alla scienza contemporanea, ma in particolare quelle delle donne, come punto di forza determinante al successo della ricerca e del sapere. Le donne, infatti, a causa di stereotipi e politiche di esclusione, non sono state in grado di esprimere le loro capacità ed i loro talenti, specie ai livelli decisionali.

Perché mettere in atto meccanismi di esclusione?

La conoscenza è potere: non c’è bisogno di risalire agli antichi miti della Bibbia (il frutto rubato dall’albero della conoscenza) o alla mitologia greca (il fuoco rubato da Prometeo) per capire che il sapere deve appartenere agli dei, in quanto bene preziosissimo e chi lo ruba viene punito duramente.

L’accademia è una sede di potere  e quindi i suoi assetti vanno difesi da chi in essa opera e decide.

Le istituzioni del sapere sono state, dunque, costruite nel tempo per rispondere ai requisiti della conquista della conoscenza, ma anche per preservarla nelle mani di coloro che le abitavano.

Come spiegare altrimenti l’esclusione delle donne dal sapere, la messa al bando o il nascondimento di coloro che osarono appropriarsene?

L’evoluzione dei tempi ha cancellato parzialmente alcuni di questi meccanismi, lasciandone alcuni nascosti nelle pieghe del funzionamento delle istituzioni, facendo uso di stereotipi presenti ancora nella cultura diffusa, inventandone di nuovi.

I meccanismi di esclusione si possono riassumere come segue:

  • Mancanza di trasparenza e obbiettività nelle procedure di valutazione;
  • I  poteri decisionali sono collocati spesso in sedi improprie (sedi di relazioni politiche, professionali, sociali);
  • I settori transdisciplinari sono considerati marginali;
  • L’ attività scientifica viene valutata con criteri freddi (quantitativi);
  • La produzione scientifica non viene valutata in relazione alle risorse disponibili ;
  • Esiste un bias di genere a favore degli uomini (le quote maschili) non basato esclusivamente sulla meritocrazia;

Fattori che influenzano l’esclusione: 

  • Il genere;
  • L’ appartenenza a scuole, network, etc.;
  • I criteri elaborati da uomini su modelli istituzionali costruiti da loro (Peer evaluation);
  • Gli stereotipi di tipo ideologico e cognitivo (i primi sono più facili da aggredire dei secondi);
  • La similitudine di appartenenza (la gente si sente più a suo agio in presenza di persone percepite come simili);
  • L’uso di doppio standard;
  • La guardìania dell’ingresso;
  • La cooptazione;
  • Le onorificenze.

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Tributo a Nora Frontali

Pietro Comba, Direttore di Reparto Dip. AMPP – Epidemiologia ambientale dell’Istituto Superiore di Sanità, scrive su Epidemiologia e Prevenzione un ricordo di Nora Frontali. Classe 1925, Nora Frontali è stata direttore del Laboratorio di igiene del lavoro dell’Istituto superiore di sanità, dove ha condotto ricerche importanti sulla neurotossicità di solventi e collanti utilizzati nei processi industriali. A partire dagli anni Novanta, Frontali ha pubblicamente preso posizione su temi di bioetica a favore di un’etica laica, aperta, non dogmatica, attenta ai bisogni dei soggetti meno tutelati.

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