Per la prima volta dal 1998 la 10th edizione della European Conference on Gender Equality in Higher Education sarà ospitata in Irlanda presso il Trinity College di Dublino.
Dal 20 al 22 Agosto 2018 saranno infatti coinvolti in forum di discussione e panel multidisciplinari centinaia di esperti e practictioners che si confronteranno sui temi dell’ugualianza di genere nell’alta formazione accademica e di ricerca.
La conferenza, di respiro internazionale è un’occasione per studiosi, ricercatori ed educatori per condividere esperienze, pratiche e azioni di promozione della gender equality.

Tra i temi di cui si discuterà quest’anno:
• Policy per la promozione dell’Uguaglianza di genere
• Le riforme della pubblica istruzione e l’impatto sull’uguaglianza di genere
• Piani di uguaglianza di genere
• Indicatori statistici e metriche gender-based
• Equilibrio di genere, diversità e discriminazione sessuale
• L’accesso alle posizioni dirigenziali e gli impedimenti di carriera
• Resistenza verso l’uguaglianza di genere
• LGBTIQ+ e le identità di genere
• Molestie sessuale e maschilismo
• Ricerca di genere integrazione nell’istruzione superiore
• La formazione degli educatori, dei ricercatori e degli accademici

Link per scaricare il programma della conferenza: https://happening.eventsair.com/QuickEventWebsitePortal/10th-conference-on-gender-equality-in-higher-education/cgeheprog/Agenda

Link per la registrazione:
http://genderequalityconference2018.com/

Incontro a Livorno

Si è svolto il 17 aprile 2018 un incontro presso il Museo di Storia Naturale di Livorno, dove è in corso una mostra dedicata alle donne nella scienza. In occasione dell’inaugurazione, si è anche svolta la presentazione del volume redatto da studenti e studentesse delle Classi 4 ALS – 4 BLS del Liceo Scientifico F. Cecioni. All’incontro ha partecipato la nostra socia Monica Zoppè, che ha inviato un breve resoconto della mattinata, che è stata molto interessante e stimolante.

L’incontro al Museo di Scienze Naturali di Livorno è andato piuttosto bene. I ragazzi avevano fatto un ottimo lavoro che, a partire dal libro di Sara Sesti ha portato ad una documentazione bibliografica più ampia, ad una piccola inchiesta (che ha coinvolto sia i ragazzi della scuola che persone esterne, compresi bambini ed anziani), alla preparazione ed allestimento della mostra presso il Museo, alla produzione di due video con interviste e montaggi di spezzoni significativi, ed alla pubblicazione di un opuscolo DONNE E SCIENZA- GLI STEREOTIPI DI GENERE E I PREGIUDIZI, il cui pdf è scaricabile qui.

L’incontro di stamattina era appunto in occasione dell’apertura della mostra, e vi hanno partecipato, oltre ai ragazzi delle due classi quarte coinvolte, le due rispettive insegnanti (di matematica e fisica), la responsabile scolastica per l’alternanza scuola- lavoro, e l’assessora livornese alle pari opportunità, più la sottoscritta, in rappresentanza della nostra associazione.

Non mi dilungo sugli interventi e le presentazioni, peraltro interessanti ed istruttive, mentre mi voglio soffermare sul dibattito che è seguito, a cui hanno partecipato diversi studenti, portando argomentazioni ed esperienze che hanno sollevato una discussione animata. Senza entrare troppo nel dettaglio, penso che proprio questa discussione sia l’aspetto più interessante, perché ha portato i ragazzi a confrontarsi tra di loro, ascoltandosi e ragionando insieme; inoltre, con grande piacere, ho notato che i discorsi sono continuati ancora mentre, a gruppi, i giovani si allontanavano dal museo.

Speriamo di aver dato loro qualche elemento utile a ragionare in modo approfondito, e che questi giovani siano in grado di continuare la nostra lotta ormai secolare verso una società del rispetto e del riconoscimento reciproco, nelle differenze e nelle simiglianze.

Convegno “Outsider within. Riflessioni su genere e scienza”

Martedì 12 dicembre 2017 Ore 9, Aula Caldora – Università della Calabria

In occasione dei suoi (primi) 20 anni, il Centro di Women’s Studies “Milly Villa” dell’Università della Calabria ha deciso di dedicare una giornata di riflessione al tema “Genere e scienza” .
In un mondo della ricerca scientifica in profonda trasformazione al suo interno e nei suoi rapporti con la società, la prospettiva di genere appare un aspetto fondamentale. Il convegno intende riflettere ad ampio spettro sulle tematiche relative ai processi di mutamento e alle persistenti discriminazioni di genere, ma anche sui presupposti di una scienza ‘neutra’ e sulle tensioni che intercorrono tra scienza, cultura e istanze sociali.
L’incontro sarà strutturato in due momenti: nelle sessioni mattutine gli interventi affronteranno le interconnessioni tra scienza e società, i cambiamenti strutturali nelle istituzioni scientifiche, le dinamiche di discriminazione di genere al loro interno. Nel pomeriggio il Convegno prosegue con una Tavola rotonda nella quale docenti e ricercatrici dell’Università della Calabria, dell’Università della Basilicata e del CNR condivideranno le loro esperienze.

Il Centro Interdisciplinare di Women’s Studies “Milly Villa”  è stato ufficialmente riconosciuto dall’Università della Calabria, il 18 marzo 1997 e inaugurato il 20 maggio 1997. Attualmente aderiscono al Centro 5 Dipartimenti dell’Università della Calabria: Scienze politiche e sociali, Studi Umanistici, Economia e statistica, Scienze aziendali e giuridiche, Fisica.  Il Centro nasce dalla volontà comune di molte donne che hanno lavorato e lavorano all’interno dell’università, in collaborazione con associazioni e singole persone esterne all’istituzione. Ha come obiettivi l’estensione e il rafforzamento dei Women’s e Gender Studies nelle strutture universitarie italiane, la costruzione di una dimensione europea di scambio e di ricerca, il radicamento nella situazione locale a livello didattico e formativo.

Vai alla pagina dell’Università della Calabria

 

Caso Weinstein. Come vincere la paura, anche nel mondo scientifico

Il seguente articolo della nostra socia Monica Zoppè è stato pubblicato sul Manifesto il giorno 21 ottobre 2017.

Si fa un gran parlare del caso Winstein, che sta scuotendo il mondo del cinema, e (speriamo) non solo. Ho tre considerazioni in proposito: 1. E’ senz’altro molto positivo il fatto che il tema sia, per così dire, sdoganato. Per adesso parlano solo alcune donne, le più forti, quelle che se lo possono permettere, che non sono ricattabili, né a rischio di perdere il lavoro o altro. Sarebbe naturalmente positivo se tutte potessero denunciare in sicurezza, ma più importante è che ne parlino gli uomini. Personalmente non sono convinta che il meccanismo della punizione funzioni. Servirebbe una presa di coscienza e un cambio di mentalità. 2. Tra le possibili prede di questi uomini, ce ne sono che hanno saputo dire di no. Molte di queste hanno poi subito le conseguenze del loro rifiuto, in termini di avanzamento di carriera, di offese, quando non addirittura di mobbing o licenziamento. Nel momento in cui un uomo di potere ti mette gli occhi addosso, tu hai già perso, comunque vada a finire. Io penso che in una società civile ed evoluta nessuna persona dovrebbe poter esercitare un tale potere su un’altra, abusandone senza conseguenze. La prima cosa da fare in questi casi è di togliere a questi uomini gli strumenti per abusare del potere che hanno. La seconda è far capire perché la loro condotta è sbagliata ed inaccettabile, sperando che ci arrivino (sono spesso persone per molti versi capaci ed intelligenti). Ma tornando alle donne che hanno subito senza accettare: come possono essere risarcite del danno? Qualcuno pagherà? E’ anche difficile dimostrare cose che non sono successe, il che rende la situazione ancora più complessa. Anche qui, l’importante è che questi uomini siano rimossi dalla posizione di potere in cui (praticamente tutti) ancora si trovano. Forse ci vorranno anni, forse generazioni, ma noi continueremo a lavorare perché il futuro delle nostre figlie sia migliore del nostro, tanto quanto hanno fatto le nostre madri. 3. Il mondo del cinema non è l’unico in cui gli abusi di uomini di potere nei confronti di ragazze spesso, ma non necessriamente, giovani avvengono con regolarità. Nell’ambiente dello sport si iniziano a sentire alcune denunce, ed avviene anche nell’ambiente scientifico. In questo caso, forse più che in altri, le denunce sono importanti, perché l’ambiente scientifico viene spesso percepito come un’isola felice, in cui tutte le persone (di supposta intelligenza e preparazione superiore) agiscono nel migliore modo possibile. Diversi episodi sono venuti alla luce nell’ultimo periodo, in tutti i campi delle scienze. In particolare, gli ambienti più difficili per le donne, dal punto di vista delle molestie, sono quelli delle scienze applicate sul campo: archeologia, geologia, antropologia e simili, cioè campi in cui le ricerche si svolgono almeno in parte a piccoli gruppi in missione per un periodo di diversi giorni o settimane. Mi ha particolarmente colpito il caso di una donna che ha subito aggressioni gravi da studentessa, il cui professore l’aveva minacciata di stroncarle la carriera se avesse parlato. Ebbene, questa donna, a 20 anni di distanza, non appena raggiunta una posizione permanente presso un’università, ha denunciato. Ha dovuto aspettare 20 anni. Anche nel suo caso, una volta aperto il vaso, molte colleghe e colleghi si sono fatte avanti confermando ‘quel che tutti sapevano’. Così come nel cinema il caso ha investito il luogo più sacro, Hollywood, anche nella scienza, lo scandalo è scoppiato in uno dei templi della ricerca: Boston. In Italia, abbiamo solo sentito Asia Argento confermare che anche da noi le molestie sono presenti (anzi, probabilmente rampanti), ma siamo ancora lontane dal sentirci libere di denunciare i molestatori. Quello di cui avremmo bisogno è un sistema di protezione che permetta alle donne di non dover subire ulteriori conseguenze (oltre a quelle già subite), e che le incoraggi a portare a galla la situazione, con lo scopo di cambiarla. Solo così potremo sperare che si raggiunga finalmente un atteggiamento diverso, in generale nella società. Alcuni uomini hanno iniziato a ragionare e prendere posizione: anche loro sono da incoraggiare, perché anche loro possano denunciare, anche solo con la testimonianza, tutte le volte che il potere viene abusato.

Monica Zoppè, Associazione Donne&Scienza